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L’Amaro Rubino dei boschi di Varese conquista i locali di Manhattan

Nato come regalo di Natale, l’Amaro Rubino porta i profumi delle botaniche varesine nei locali più esclusivi, da Manhattan a Sydney

Dai boschi e dalle colline di Varese ai locali più esclusivi di Manhattan e Sydney, passando per premi internazionali e riconoscimenti che hanno acceso i riflettori sul Made in Italy artigianale. È la parabola di Matteo Rubino, imprenditore varesino che ha trasformato una passione condivisa da milioni di italiani – quella per gli infusi e i liquori fatti in casa – in un progetto imprenditoriale capace di conquistare i mercati più esigenti. Con Rubino Spiriti ha dimostrato che anche un piccolo laboratorio può vincere medaglie d’oro e trovare spazio nei rooftop bar delle metropoli globali, senza recidere il legame con la terra d’origine.

Un regalo di Natale originale diventa impresa

La genesi di Rubino Spiriti è più simile a un’avventura che a un business plan. “Tutto è nato un po’ per caso verso la fine del 2016”, racconta Matteo. “Volevo realizzare un amaro fatto in casa che diventasse un regalo di Natale originale per i miei amici. Da lì è partita una ricerca sempre più approfondita che mi ha portato a voler creare davvero un amaro artigianale. Così mi sono regalato due anni creativi di sperimentazioni e costanza quasi ossessiva, durante i quali ho studiato le erbe prealpine, ho scovato piccoli biocoltivatori e ho messo a punto la ricetta”.

L’Amaro Rubino è tra i primi liquori artigianali italiani ad aver ottenuto la certificazione biologica. Nasce da oltre 19 botaniche, erbe spontanee raccolte nei boschi o coltivate da aziende biodinamiche del Varesotto e della Valsassina, a cui si unisce il miele millefiori bio, ingrediente che dona rotondità e carattere. Con un tocco in più: la liquirizia calabrese, inserita come omaggio affettivo ai nonni.

Una creazione strappata al tempo libero. All’epoca Rubino lavorava nel mondo della comunicazione e di sera coltivava la passione per la musica suonando in un gruppo rock’n’roll che faceva concerti in tutta Italia. “La costruzione è avvenuta attraverso un lavoro paziente e concreto”, racconta. “Ho coinvolto gli amici come cavie per testare la ricetta e intanto tessevo relazioni con coltivatori che mi aprivano porte, mostravano terre, scambiavano semi e suggerimenti”. Una filosofia fondata sul rapporto diretto, sulle piccole cose, sul tempo lungo della ricerca.

L’amaro biologico che conquista i giurati internazionali

Il debutto ufficiale sul mercato arriva alla fine del 2019 con una tiratura di 200 bottiglie distribuite casa per casa e nei locali amici di Varese e Milano. Poi, l’impatto del Covid. Una pausa obbligata che però non ha fermato la crescita: “La pandemia ci ha rallentato, ma non ci ha fermato” sottolinea Rubino. Il salto vero avviene nel 2022, quando l’Amaro Rubino si aggiudica il titolo di miglior amaro alle erbe al mondo ai World Liqueur Awards di Londra

“Quel premio ha accelerato un percorso già avviato”, ricorda Rubino “convincendo importatori e distributori internazionali a scommettere su un prodotto di nicchia, artigianale e biologico, lontano dalle logiche industriali, ma vicino alle nuove tendenze del consumo consapevole”. Oggi la produzione rimane volutamente contenuta: meno di 10.000 bottiglie l’anno, due referenze principali – Rubino Bio e Rubino Lunatico – e una quota export che incide per meno del 10% del fatturato, ma rappresenta un asset strategico in termini di immagine. Stati Uniti e Australia, Germania e Francia, dove l’amaro varesino ha trovato sbocchi tra cocktail bar di tendenza e locali fine dining.

L'Amaro Rubino dei boschi di Varese conquista i locali di Manhattan

Il futuro di Rubino Spiriti

La filosofia rimane la stessa di quando tutto è iniziato: “Crescere sì, ma senza snaturarci”, spiega il fondatore, la cui azienda rimane una realtà famigliare che coinvolge quattro persone. “Vogliamo continuare a produrre a piccoli lotti, mantenendo l’attenzione alla filiera corta e alla sostenibilità ambientale. Non lo viviamo come un obbligo imposto dal mercato, ma come un principio fondativo del nostro modo di fare impresa”.

Quanto al futuro, “stiamo per lanciare a un Vermouth biologico e ci piacerebbe realizzare il progetto di una “Casa Rubino” a Varese, uno spazio dedicato a degustazioni, masterclass ed esperienze dal vivo”, conclude Matteo. Non male per quello che doveva essere solo un regalo di Natale.

Libero Quotidiano, 11 ottobre 2025

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