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L’idea etica di Lionhealth per combattere la malattia con il cibo

La società benefit milanese Lionhealth sviluppa alimenti clinici per contrastare la malnutrizione nei pazienti più fragili: una sfida scientifica con impatto sociale

Ci sono storie imprenditoriali che nascono da un’intuizione. Altre da una necessità. E poi ci sono quelle, come quella di Paola Lanati, che nascono da un’inquietudine etica: Possibile che ci siano pazienti che perdono peso a causa di una malattia, e nessuno pensi a come nutrirli?

Da questa domanda – semplice e potente – prende vita nel 2022 Lionhealth, società benefit con sede a Milano nata con un obiettivo ambizioso: curare la malnutrizione clinica attraverso alimenti sviluppati scientificamente, pensati per persone che a causa di determinate malattie rischiano di trovarsi senza energie e con le difese indebolite. 

La nascita di Lionhealth e la missione di nutrire i pazienti malnutriti

L’occasione arriva con lo spinoff del Policlinico Gemelli di Roma, dove un team di ricerca coordinato dal professor Antonio Gasbarrini – oggi nel board dell’azienda – aveva messo a punto alcune prime formule nutrizionali per pazienti gravi. Lanati, farmacista di formazione con una carriera consolidata nel mondo pharma e una prima sfida imprenditoriale alle spalle, acquista lo spinoff e decide di farne un’azienda vera: industriale, scalabile, ma con il rigore della medicina e l’anima di un progetto civile.

“C’è chi prende farmaci per dimagrire e chi invece lotta per restare in piedi. La nostra missione è per questi ultimi”, spiega. Il primo obiettivo è chiaro: Lionhealth parte da quattro aree terapeutiche chiave, le malattie infiammatorie croniche intestinali, l’oncologia, le malattie rare e quelle neurodegenerative. Lo fa con un piano industriale che prevede il lancio di una nuova linea all’anno, costruita su evidenze cliniche e reali bisogni.

Il primo prodotto, uscito a novembre 2024, è una polvere solubile pensata per chi soffre di malattia di Crohn o colite ulcerosa. Non è un integratore da scaffale, né un farmaco. È un alimento formulato su misura, arricchito con estratti naturali brevettati, con effetto antiossidante testato, pensato per contrastare il malassorbimento, supportare le terapie e rimettere i pazienti in condizione di nutrirsi davvero.

Il risultato? Nei primi quattro mesi di commercializzazione, Lionhealth ha già raggiunto il 40% degli ordini registrati dai competitor storici nello stesso periodo. E lo ha fatto sia nel canale privato, dove i pazienti acquistano direttamente online o in farmacia, sia nel pubblico, grazie ad amministrazioni come Regione Lombardia, che rimborsa questi alimenti riconoscendone l’efficacia terapeutica.

Una filiera radicata in Lombardia

Il cuore operativo è a Milano. L’80% della filiera produttiva è lombarda,  fatta di laboratori, fornitori e competenze che hanno scelto di alzare l’asticella per entrare in un progetto con ambizione europea.

Lionhealth oggi conta 15 persone, e ha internalizzato tutto: dalla ricerca e sviluppo al marketing, dalle vendite al supporto nutrizionale, con un servizio online di nutrizionisti che accompagna i pazienti lungo la terapia. “Il nostro paziente non è un numero. È una persona che soffre di malnutrizione e noi gli forniamo gli strumenti per contrastarla”, spiega Lanati.

Il mercato degli alimenti a fini medici speciali in Italia vale circa 200 milioni di euro, ma è solo la punta dell’iceberg: la malnutrizione clinica è sottodiagnosticata e sottotrattata. Il suo impatto sul sistema sanitario – in termini di costi evitabili – è enorme.

Nuove linee per oncologia, malattie rare e neurodegenerative

Il 2026 sarà l’anno del lancio della linea oncologica, testata nell’ambito di uno studio clinico finanziato da AIRC. A seguire arriveranno i prodotti per malattie rare e neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson, dove l’assenza di cure farmacologiche efficaci rende l’alimentazione uno degli strumenti più concreti e promettenti.

“Vogliamo costruire un campione nazionale nella nutrizione clinica, con le radici in Italia ma lo sguardo all’Europa. Siamo nati specializzati, nati per rispondere a un bisogno urgente. E adesso che abbiamo dimostrato che il modello funziona, è il momento di crescere”, spiega la fondatrice.

A sostenere questa visione è arrivato nelle scorse settimane un round di finanziamento da 3 milioni di euro, chiuso in meno di due mesi con il sostegno di imprenditori e manager del settore farmaceutico e nutraceutico. Una fiducia conquistata sul campo, anche grazie ai risultati e ai riconoscimenti. Non male per una startup che, in un settore dominato dalle multinazionali, sta imponendo una visione italiana della salute, dimostrando che non solo è possibile, ma anche necessaria.

Libero Quotidiano, 19 luglio 2025

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