Dagli smartphone ai piccoli elettrodomestici, con Subbyx la logica dell’abbonamento conquista anche la tecnologia di tutti i giorni trasformando i dispositivi in servizi
Un tempo, per usare un oggetto bisognava comprarlo. Oggi, sempre più spesso, basta abbonarsi. È la logica che ha cambiato il nostro rapporto con la musica (Spotify), con i film (Netflix), con l’informazione (i giornali digitali), con l’auto. E ora sta conquistando una fascia sempre più ampia di articoli, a partire dai prodotti tecnologici e piccoli elettrodomestici: lo smartphone non si acquista, si noleggia. Il computer si cambia ogni anno. La tv anche. E persino, l’aspirapolvere e l’asciugacapelli, se di fascia alta, possono entrare nella routine mensile come la palestra o il caffè in capsule.
Dall’acquisto all’accesso: un cambio di paradigma
È su questa rivoluzione silenziosa — culturale prima che economica — che Subbyx, startup milanese nata nel 2024, ha costruito il proprio modello. E lo ha fatto con numeri sorprendenti: senza investimenti pubblicitari e con un team di appena 50 persone (sei delle quali data scientist), nei primi sei mesi del 2025 ha scalato il fatturato superando a giugno i 500 mila euro al mese, con oltre 12.000 abbonamenti attivi e una proiezione di fatturato per il 2025 di oltre 7 milioni di euro.
Il principio è semplice, e proprio per questo potente. Subbyx non vende smartphone, tablet o computer. Li propone in abbonamento. L’utente paga una rata mensile — variabile in base al modello e ai servizi — e in cambio ottiene un dispositivo aggiornato, coperto da assistenza, assicurazione e con la libertà di interrompere il servizio in qualsiasi momento. Come con l’abbonamento a Netflix o Spotify. “Noi offriamo un servizio, non vendiamo oggetti”, sintetizza Filippo Rocca, Ceo e co-founder di Subbyx, che a gennaio ha chiuso un seed round di finanziamento guidato dai fondi della strategia Azimut Venture Capital Digitech Europe con una raccolta complessiva a 20 milioni di euro.
A differenza del credito al consumo tradizionale, qui non servono garanzie o firme su finanziamenti. Il processo di attivazione dura pochi minuti e si basa su un’analisi predittiva del profilo utente. “Applichiamo una selezione rigorosa: circa il 40% delle richieste viene rifiutato”, spiega Rocca.

Subbyx offre un abbonamento per ogni stile di vita
Subbyx offre due formule principali. La prima, denominata “Johnny”, garantisce l’aggiornamento annuale del device: ogni anno si riceve un modello nuovo, a fronte di un canone costante. La seconda, denominata “Teddy”, è più orientata alla fidelizzazione e riduce progressivamente il costo mensile per chi mantiene lo stesso prodotto nel tempo.
In entrambi i casi il cuore del modello è la circolarità: dispositivi che tornano, vengono testati, sanificati e rimessi sul mercato. Un iPhone16 nuovo, ad esempio, può essere offerto a partire da 45 euro al mese. Uno usato e ricondizionato da 31 euro al mese. Il prezzo dipende dal grado estetico, ma la funzionalità è sempre garantita.
Se il telefono resta il prodotto più richiesto, Subbyx ha già esteso la formula ad altre categorie: tablet, PC, smartwatch, ma anche elettrodomestici smart e accessori. “Le sorprese non mancano: l’asciugacapelli è stato un successo inaspettato. Anche le cuffie usate stanno andando molto bene”.
Un altro ambito in espansione è quello dei consumabili, come le capsule di caffè. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il modello funziona anche nel retail. Subbyx è già presente in catene come Euronics ed Expert, dove anche i consumatori più tradizionalisti si mostrano aperti alla logica dell’abbonamento.

Dall’economia del possesso all’economia dell’accesso
D’altra parte, “il nostro obiettivo è stimolare la transizione dall’economia del possesso all’economia dell’accesso. Il primo step sono i device tecnologici, ma non vogliamo porci limiti” spiega Rocca.
In tal senso, il mercato principale è rappresentato dalle imprese. Sono oltre 300 le aziende, tra cui grandi gruppi bancari e piccole e medie imprese, che hanno adottato la piattaforma per la gestione dei propri dispositivi, attratte dalla semplicità di gestione e dalla possibilità di cambiare modello in modo agile.
L’idea sembrava pensata per ventenni digitali e flessibili. Ma i dati raccontano altro: l’età media degli utenti Subbyx è di 40 anni. “Credevamo ci fosse una barriera culturale, invece non c’è”, conferma il Ceo.
Quanto al futuro, il prossimo passo è l’internazionalizzazione. “Se questo modello funziona in Italia, patria della cultura del possesso, possiamo immaginare cosa succederebbe in Paesi dove l’abbonamento è la norma”, osserva Rocca. Il 2026 potrebbe segnare l’inizio dell’espansione europea, con un’idea semplice, ma capace di ridefinire il nostro rapporto con gli oggetti.



