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90 anni di ingegno italiano: i packaging Gerosa nascono a Inverigo

Dalle prime bobine di cellophane alla sostenibilità del futuro: la storia di Gerosa, l’azienda brianzola che avvolge ogni giorno i prodotti simbolo delle nostre dispense

I loro packaging sono presenti nelle dispense di tutte le famiglie italiane. Dai cioccolatini Ferrero alle tavolette Lindt, dal caffè Lavazza ai biscotti Barilla, passando per gelati, snack e prodotti da forno: le pellicole e i film flessibili che li avvolgono nascono a Inverigo, nel cuore della Brianza comasca. È qui che Gerosa, una delle principali realtà europee del packaging alimentare, ha celebrato nel 2025 i 90 anni dalla fondazione.

Quando il cibo diventa confezionato e il futuro prende forma

La storia dell’azienda ha radici profonde. Tutto comincia nel 1935, quando due fratelli, Luigi e Giuseppe Gerosa, figli di operai, decidono di lasciare il lavoro da garzoni per aprire una piccola cartoleria con tipografia annessa. Passano pochi anni e la guerra interrompe bruscamente i loro sogni: uno finisce sul fronte albanese, l’altro viene deportato in un campo di lavoro in Germania. Al ritorno, però, riprendono da dove avevano lasciato e nel 1952 trasferiscono l’attività in via Al Gigante a Inverigo, nello stesso sito dove ancora oggi batte il cuore del gruppo.

È qui che, quando in Italia il cibo comincia a passare dalla vendita sfusa a quella confezionata, i fratelli Gerosa intuiscono che il futuro è nell’imballaggio. I primi esperimenti con il cellophane segnano la svolta: un materiale innovativo e leggero che rivoluziona il modo di presentare e conservare gli alimenti. È l’inizio di un percorso di crescita che porterà l’azienda a servire, già dagli anni Sessanta, marchi come Motta, Alemagna e Perugina.

Nel 1966, mentre la società è in pieno sviluppo, un tragico incidente d’auto costa la vita a Giuseppe e alla moglie. Il fratello Luigi, rimasto solo, sceglie di non arrendersi: coinvolge figli e nipoti, li porta in azienda e li avvicina al lavoro. È un gesto che segna il carattere del gruppo, intriso di forza, coraggio e senso della famiglia. Negli anni successivi arrivano i primi manager esterni – una scelta allora insolita per un’impresa familiare – e dagli anni Ottanta inizia l’espansione internazionale.

Oggi Gerosa è una multinazionale familiare con cinque stabilimenti produttivi (due in Italia, due in Spagna e uno in Romania) e tre sedi commerciali tra Francia e Germania. Conta 921 dipendenti, di cui oltre 300 a Inverigo, e serve le principali multinazionali dell’agroalimentare. Nel 2024 il fatturato consolidato è stato di 236 milioni di euro, ma il piano industriale punta a raggiungere quota 300 milioni entro il 2030, con nuovi investimenti in tecnologie, ricerca e sostenibilità.

Proteggere meglio, impattare meno: le nuove frontiere del packaging

“Per noi ricerca e sviluppo rappresentano un pilastro strategico” conferma Angelo Gerosa, Ceo di Cellografica Gerosa S.p.A. “Abbiamo oltre dieci persone dedicate, tra chimici e tecnologi, che studiano nuovi materiali. Nel packaging alimentare la sicurezza è cruciale: per questo non ci limitiamo a rispettare le norme, ma cerchiamo soluzioni sempre più avanzate sotto ogni profilo”.

La filosofia è prevenire più che adeguarsi, anche sul fronte della sostenibilità. Il gruppo ha anticipato le direttive europee sviluppando packaging monomateriale e facilmente riciclabile. “Le confezioni sembrano le stesse di prima, ma i materiali sono già cambiati”, rivela Gerosa.

Il legame continuo con il territorio ed il suo tessuto sociale

Altro valore fondamentale è il legame con il territorio e con il suo tessuto sociale. “Da noi lavorano le seconde e terze generazioni di persone che c’erano già ai tempi di mio zio”, racconta il CEO. “In azienda è già presente la terza generazione familiare, ma ragioniamo sempre per competenze: il nostro direttore generale, infatti, è un manager esterno”.

Un modello che ha permesso di combinare valori radicati e mentalità industriale moderna, e che è alla base del successo del gruppo, la cui mappa dei prodotti rivela una forte vocazione europea. Se il 30% della produzione annuale – pari a oltre 650 milioni di metri quadrati di packaging alimentare – è destinato al mercato italiano, il resto va all’estero: Germania, Spagna, Francia e Romania, con esportazioni, in misura minore, anche verso Centro America e Africa.

Quanto al futuro, “l’imballaggio resta indispensabile perché serve a proteggere, conservare, garantire igiene e sicurezza”, sottolinea Gerosa. “Il punto non è eliminarlo, ma produrlo meglio, riducendo peso e impatto ambientale. In questo senso la nuova normativa europea sui materiali da imballaggio, che segna un cambio epocale, rappresenta anche una grande opportunità”.

Libero Quotidiano, 9 novembre 2025

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