Dalla rigenerazione urbana all’innovazione sociale, creatività e cultura si affermano come motore di sviluppo economico, sostenibilità e qualità della vita nelle città del futuro
Per lungo tempo la creatività è stata considerata un elemento distintivo dell’identità di una città, un fattore capace di arricchirne l’immagine e l’offerta culturale. Oggi il suo ruolo appare molto più profondo. Nelle grandi aree urbane la creatività sta assumendo le caratteristiche di una vera infrastruttura strategica, capace di incidere sulla competitività economica, sull’attrattività dei territori, sulla coesione sociale e persino sulla capacità di affrontare sfide complesse come la transizione ecologica, la digitalizzazione o l’inclusione delle comunità più fragili. I numeri raccontano con chiarezza questa trasformazione.
Secondo il rapporto Io sono Cultura 2026 di Fondazione Symbola, il sistema produttivo culturale e creativo italiano genera 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, occupa quasi 1,54 milioni di persone e rappresenta il 5,7% dell’economia nazionale. Nel 2025 il settore ha registrato una crescita del 3,3% del valore aggiunto e dell’1,7% dell’occupazione rispetto all’anno precedente, confermando la capacità della cultura di generare sviluppo a ritmi superiori a quelli dell’economia italiana. Ma il dato forse più significativo è un altro. Ogni euro prodotto dalla cultura ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, contribuendo a generare un valore complessivo di circa 310 miliardi di euro, pari al 15,4% del PIL nazionale. La cultura, insomma, non è soltanto un comparto economico. È un acceleratore di sviluppo che alimenta turismo, innovazione, servizi, manifattura e nuove forme di imprenditorialità.
Una nuova dimensione dinamica delle aree urbane
È in questo contesto che la città emerge come il luogo privilegiato in cui tali dinamiche prendono forma. Le città contemporanee non sono semplicemente spazi fisici, ma ecosistemi complessi nei quali cultura, tecnologia, economia e partecipazione civica si intrecciano continuamente. Sempre più spesso la creatività diventa il collante che mette in relazione questi elementi, favorendo la rigenerazione di aree dismesse, la valorizzazione dei patrimoni culturali, la nascita di nuovi servizi e la costruzione di relazioni sociali più solide. Non sorprende quindi che, ormai da oltre vent’anni, l’UNESCO abbia scelto di promuovere una rete internazionale di città accomunate dalla convinzione che la creatività non rappresenta un semplice attributo culturale, ma una leva strategica per lo sviluppo urbano sostenibile.
Nata nel 2004, la rete delle UNESCO Creative Cities riunisce oggi oltre 400 città nel mondo e 16 realtà italiane, distribuite lungo l’intero territorio nazionale. Da Bologna a Torino, da Milano a Roma, da Parma a Carrara, fino alle più recenti Faenza e La Spezia, queste città sperimentano modelli innovativi di sviluppo fondati sulla valorizzazione del design, della musica, della letteratura, del cinema, dell’artigianato e della gastronomia.
Una rete che affronta le sfide del futuro
La rete UNESCO rappresenta molto più di una vetrina internazionale. Le città aderenti sono chiamate a confrontarsi con sfide comuni e a condividere esperienze, strumenti e politiche innovative. Il rapporto “Impact of the UNESCO Creative Cities Network” (2024) evidenzia come l’appartenenza alla rete favorisca la crescita economica locale, rafforzi la partecipazione culturale, contribuisca alla tutela della diversità culturale e aumenti la capacità delle amministrazioni di affrontare sfide globali come il cambiamento climatico, l’inclusione sociale e la trasformazione digitale. La creatività, tuttavia, non produce effetti soltanto in termini economici. Sempre più frequentemente viene riconosciuta come una risorsa capace di generare benessere collettivo, rafforzare il senso di appartenenza delle comunità e costruire nuove forme di cittadinanza attiva.
In molte città europee e italiane, la cultura è diventata il motore di processi di rigenerazione urbana che hanno trasformato spazi abbandonati in luoghi di incontro, produzione culturale e innovazione sociale. Ex fabbriche, aree industriali dismesse, edifici pubblici sottoutilizzati o quartieri periferici stanno assumendo nuovi significati grazie all’iniziativa di amministrazioni pubbliche, operatori culturali, associazioni e comunità locali.
La cultura come infrastruttura
È proprio questa dimensione trasformativa che emerge con forza dalle esperienze raccolte negli ultimi anni. «Gli spazi rigenerati attraverso la pratica culturale sono veri e propri presìdi territoriali», osserva Martina Lodi di ART-ER. «Generano valore civico, sociale, economico ed ecologico e permettono alle comunità di costruire nuove narrazioni e nuove possibilità per il proprio futuro». Una visione che supera la concezione tradizionale della cultura come semplice offerta di eventi e attività, per riconoscerne il ruolo di infrastruttura capace di produrre sviluppo e innovazione diffusa.
Un concetto analogo emerge anche dalle riflessioni di Francesco De Biase, presidente dell’Associazione RiD – Rimediare in Dialogo, che individua nella creatività diffusa uno degli elementi distintivi della città contemporanea. «Sta emergendo una città diversa, caratterizzata da una partecipazione più forte e stratificata delle comunità. La cultura diventa un’infrastruttura trasversale, capace di collegare competenze, soggetti e politiche differenti». In questa prospettiva, la città creativa è soprattutto un luogo di ibridazione tra saperi, discipline e attori diversi, dove il valore nasce dall’incontro tra pubblico, privato, terzo settore e cittadini.
Una piattaforma che invita al confronto
È a partire da queste trasformazioni che nasce il progetto Pioneering New Creative City, promosso da PTS Creative Urban Platform, la nuova iniziativa di PTS dedicata all’esplorazione delle politiche creative urbane. L’obiettivo non è proporre una definizione rigida di città creativa, ma avviare una riflessione collettiva su come la creatività stia incidendo oggi sulle politiche urbane, sulle trasformazioni sociali, sulle dinamiche economiche e sulla qualità della vita nelle città. Attraverso una serie di interviste a operatori culturali, studiosi, amministratori, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti delle città creative italiane, il progetto intende raccogliere esperienze e visioni capaci di contribuire alla definizione di nuove politiche urbane. I temi al centro del confronto spaziano dalla rigenerazione urbana a base culturale ai nuovi modelli economici per lo sviluppo sostenibile, dalla trasformazione degli spazi socio-culturali alla valorizzazione della creatività diffusa e della prossimità.
La domanda di fondo è tanto semplice quanto decisiva: quale ruolo può svolgere la creatività nella città del futuro? Le esperienze delle città creative UNESCO suggeriscono che la risposta non riguarda soltanto la cultura, ma il modo stesso in cui immaginiamo lo sviluppo urbano. Perché oggi una città creativa non è semplicemente una città che produce cultura. È una città che utilizza la cultura per costruire futuro, generare opportunità, rafforzare le comunità e affrontare con maggiore resilienza le sfide del proprio tempo.

Lucio Argano, Senior Advisor PTS e Direttore Scientifico di Creative Urban Platform ha sottolineato:
«Per molti anni la creatività è stata considerata soprattutto un fattore di attrattività, un elemento capace di rafforzare l’immagine e la competitività delle città. Oggi il suo ruolo appare molto più profondo. I dati presentati con l’ultimo Rapporto “Io sono cultura 2026” di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenziano che nel 2025 il sistema culturale e creativo italiano ha generato circa 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale e dove ogni euro generato ne attiva altri 1,7 muovendo circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL. Ma il vero cambiamento riguarda il modo in cui la creatività interviene nella vita urbana: non più soltanto come produzione culturale, ma come leva capace di incidere sulla coesione sociale, sulla rigenerazione degli spazi, sull’innovazione e sulla qualità della vita delle comunità.
Creatività e cultura rafforzano il senso di appartenenza delle comunità
Le esperienze delle Città Creative UNESCO dimostrano che la cultura può diventare una vera infrastruttura dello sviluppo contemporaneo, al pari delle reti materiali e tecnologiche. In molte città, la creatività contribuisce a trasformare luoghi abbandonati in nuovi presìdi civici, favorisce l’incontro tra competenze diverse, genera partecipazione e rafforza il senso di appartenenza delle comunità. La città creativa del XXI secolo non è soltanto una città che produce eventi o contenuti culturali, ma una città che utilizza la cultura per affrontare sfide complesse come la sostenibilità, la trasformazione digitale, le disuguaglianze e la costruzione di nuovi modelli di benessere urbano. Proprio per questo riteniamo importante tornare a discutere di città creative, superando alcune definizioni ormai consolidate e provando a leggere le trasformazioni in corso attraverso le esperienze di amministratori, operatori culturali, studiosi e comunità.
Più che un modello da replicare, la città creativa è oggi un laboratorio aperto nel quale si sperimentano nuove forme di collaborazione, partecipazione e sviluppo territoriale. È da questa convinzione che nasce Pioneering New Creative City, un percorso di ascolto e confronto che raccoglie testimonianze ed esperienze provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura e delle città creative italiane. L’obiettivo non è individuare una formula unica, ma contribuire a una riflessione condivisa capace di mettere in luce pratiche, visioni e politiche che stanno ridefinendo il rapporto tra creatività e sviluppo urbano. Perché è proprio nella capacità di generare connessioni tra persone, luoghi e idee che la città creativa trova oggi il suo valore più autentico e la sua maggiore prospettiva per il futuro».
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