Dopo vent’anni nelle multinazionali del digitale, Alessandra Di Lorenzo racconta come algoritmi, pubblicità e intelligenza artificiale trasformano il nostro tempo online in una gigantesca macchina di persuasione
“Oggi il web è diventato una gigantesca macchina di persuasione commerciale. Tutto, dalla ricerca online ai social, dagli e-commerce ai video che guardiamo, è progettato per orientarci verso una destinazione precisa: quella del consumo”.
È da questa constatazione che parte la riflessione di Alessandra Di Lorenzo, manager italo-britannica con una lunga carriera nelle multinazionali del digitale – da Yahoo a Vodafone fino a eBay e Lastminute.com – che dopo vent’anni nel cuore dell’economia dei dati ha scelto di cambiare prospettiva e raccontare al grande pubblico cosa accade davvero dietro le quinte della rete.
Quando gli algoritmi ci conoscono meglio di noi
Il nodo della questione è semplice: se internet appare come un mare aperto, nel quale ognuno può muoversi liberamente, sotto la superficie agiscono correnti invisibili progettate per orientare ciò che vediamo e ciò che acquistiamo. Algoritmi, feed personalizzati, pubblicità mirata, sistemi di profilazione.
“Il problema è che la maggior parte delle persone non sa come funzionano questi sistemi”, osserva Di Lorenzo. “Più della metà degli italiani non ha una reale alfabetizzazione algoritmica: vede contenuti e suggerimenti senza sapere perché proprio quelli gli vengano mostrati”.
Il risultato è che milioni di utenti credono di scegliere liberamente la propria rotta online, mentre spesso finiscono per essere guidati da logiche progettate altrove, il cui obiettivo è catturare l’attenzione e trasformarla in valore economico.


Il nuovo mestiere: Media Mentor
Per questo Di Lorenzo ha reinventato la propria attività professionale con una definizione nuova: Media Mentor. Una figura che aiuta le persone a orientarsi nel mare magnum della rete, a capire come funzionano gli algoritmi e a difendersi dai meccanismi di persuasione digitale.
“La mia ambizione è portare queste informazioni a tutti, perché passiamo così tante ore online che non possiamo permetterci di non capire come funziona questo sistema”, spiega. E le sue parole pesano, perché arrivano da chi quei sistemi li ha visti nascere e ha contribuito a renderli più efficaci.
Dopo la laurea alla Cattolica di Milano e un master alla Westminster Business School di Londra, Di Lorenzo ha lavorato per alcune delle principali multinazionali dell’economia digitale proprio negli anni in cui internet diventava il cuore dell’economia globale.
“Il livello di conoscenza degli utenti era già allora enorme”, racconta. “Analizzando i pattern di acquisto riuscivamo perfino a capire se una donna fosse incinta e in quale trimestre della gravidanza si trovasse”.
È il lato meno visibile dell’economia dei dati: la capacità delle piattaforme di anticipare comportamenti e orientare decisioni. Ogni ricerca, ogni scroll e ogni secondo trascorso davanti allo schermo entrano in un mercato dove l’attenzione degli utenti viene comprata e venduta. Un mercato gigantesco: in Italia, secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, la pubblicità digitale potrebbe arrivare a valere 7,6 miliardi di euro entro il 2028.
L’AI diventa il filtro del mondo digitale
Come se non bastasse, il fenomeno è destinato ad accelerare con l’intelligenza artificiale, che sta diventando il filtro attraverso cui vediamo il mondo digitale. “L’AI è ormai il gatekeeper di ciò che vediamo online”, osserva Di Lorenzo. “Dalla ricerca ai social, sempre più contenuti vengono selezionati e sintetizzati dagli algoritmi. Il risultato è che il 60% degli europei, quando riceve una risposta su Google, non clicca neppure sulla fonte”.
Nel libro “Pubblicità oggi”, pubblicato da ESTE dopo il successo della versione inglese, Di Lorenzo prova a spiegare questi meccanismi e come difendersi.
Imparare a nutrire il proprio algoritmo e l’educazione digitale
La regola di base è semplice: Feed the Feed – nutri il feed. Significa imparare a governare i segnali che inviamo alle piattaforme: scegliere attivamente i contenuti che vogliamo vedere, evitare lo scrolling automatico, disattivare funzioni come l’autoplay che alimentano la catena infinita di suggerimenti, cancellare periodicamente cronologia e cookie che alimentano la profilazione e verificare sempre le fonti delle informazioni.
Quanto ai più giovani, “sotto i dieci anni i bambini non distinguono un contenuto pubblicitario da uno informativo”, ricorda Di Lorenzo. “L’educazione digitale è fondamentale e i genitori devono accompagnarli nell’uso dei dispositivi e spiegare loro come funzionano algoritmi e pubblicità online”.
Solo così potranno difendersi. Perché nell’economia della rete il vero prodotto non sono gli oggetti che compriamo online. È il tempo che passiamo davanti allo schermo.



