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Lo zolfo era uno scarto, ora potrebbe diventare la batteria del futuro

La startup italiana Sinergy Flow ha sviluppato una batteria a flusso che utilizza lo zolfo al posto di materiali critici come litio, cobalto e vanadio, trasformando un sottoprodotto industriale in una risorsa strategica per la transizione energetica

Trasformare lo zolfo da sottoprodotto di diversi processi industriali in una risorsa. E utilizzarlo per dar vita a un sistema di accumulo più efficiente di quelli esistenti, in grado di immagazzinare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e renderla disponibile quando serve. È da qui che parte la scommessa di Sinergy Flow, startup italiana che in pochi anni ha attirato capitali, validazioni industriali e l’attenzione di un mercato — quello dello storage a lunga durata — destinato a diventare uno dei pilastri della transizione energetica.

Fondata nel 2022, Sinergy Flow nasce da un percorso accademico e internazionale che ha portato la CEO e co-founder Alessandra Accogli dal Politecnico di Milano al MIT di Boston, passando per Berlino e per l’ecosistema americano dell’innovazione. È proprio negli Stati Uniti che prende forma l’intuizione industriale.

“Avevo intercettato un mercato che in Europa non era ancora così noto, quello dell’accumulo energetico a lunga durata”, racconta Accogli. “Ho messo insieme i pezzi: una tecnologia brevettata, un’esigenza reale e il momento giusto per lanciarsi”.

Lo zolfo era uno scarto, ora potrebbe diventare la batteria del futuro - Alessandra Accogli

Dallo scarto industriale alla batteria del futuro

La tecnologia sviluppata dall’azienda è una batteria a flusso, ma con una discontinuità rilevante rispetto alle soluzioni esistenti: utilizza zolfo, un sottoprodotto di scarto di diversi processi industriali, al posto di materiali critici come vanadio, litio e cobalto. Un cambio di paradigma che ha implicazioni ambientali, economiche e geopolitiche.

“Recuperiamo un sottoprodotto di scarto e lo modifichiamo chimicamente, integrandolo nella batteria”, spiega Accogli. “Questo ci rende completamente circolari, sia in produzione sia a fine vita.  In un contesto segnato da tensioni sulle materie prime e da una crescente attenzione alla sicurezza delle supply chain, la scelta di materiali abbondanti e diffusi rappresenta un grosso vantaggio”.

Ma è sul piano economico che si gioca la vera partita. Sinergy Flow punta a rendere sostenibile lo storage anche dal punto di vista dei costi: meno di 150 euro per kilowattora e un costo operativo sotto i 50 euro per megawattora, con una vita utile superiore ai 25 anni, contro i pochi anni di molti altri sistemi.

Il percorso di crescita è stato rapido. Dopo la nascita, la startup ha chiuso un primo round di finanziamento da 1,8 milioni di euro con 360 Capital e Tech4Planet, seguito – lo scorso febbraio – da un round da 7 milioni guidato da CDP Venture Capital SGR, con la partecipazione di 360 Capital, Tech4Planet ed Exergon. Nel frattempo ha compiuto un salto tecnologico significativo.

Lo storage che punta a cambiare la transizione energetica

“Abbiamo scalato la tecnologia di 10.000 volte rispetto ai prototipi iniziali”, racconta Accogli. “Un passaggio cruciale è stato il progetto pilota con A2A, che ha permesso di testare le batterie in una microrete industriale, validando l’hardware, il software di gestione e i benefici economici in condizioni reali”.

Ora l’obiettivo è entrare nel mercato con un prodotto commerciale: un sistema in formato container da 40 piedi, pronto per installazioni su scala utility e industriale. Il momento è sicuramente favorevole. Il mercato dello storage a lunga durata — necessario per rendere stabile un sistema energetico sempre più basato su rinnovabili intermittenti — è in forte espansione in Europa e negli Stati Uniti. Sinergy Flow guarda a un posizionamento europeo, con focus su Italia, Spagna, Germania e Regno Unito, per poi espandersi oltre.

Quanto alla scelta di restare in Italia, pur in un contesto non sempre favorevole alle startup deep tech, i motivi sono presto detti. “In Italia abbiamo talenti e competenze altissime”, spiega la CEO, aggiungendo che “si tratta anche di una scelta di give back”.

Oggi il team è snello, ma in rapida crescita. L’obiettivo è arrivare a una ventina di persone nel breve periodo e costruire una capacità produttiva industriale nei prossimi anni. Il traguardo, ambizioso, è superare i 2,5 gigawattora di installazioni entro il 2032.

L’impatto ambientale e sociale di una tecnologia di questo tipo, accessibile e sostenibile, promette di essere enorme. Perché inventare una nuova tecnologia partendo da ciò che gli altri considerano uno scarto significa cambiare davvero le regole del gioco. 

Libero Quotidiano, 28 marzo 2026

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