venerdì, Gennaio 16, 2026
HomeGeni LombardiGuido Guzzi: l'orafo che ha creato "l'Anello della Regina" per la F1

Guido Guzzi: l’orafo che ha creato “l’Anello della Regina” per la F1

Cinquant’anni di arte orafa, ricerca e bellezza: Guido Guzzi è l’autore dell’Anello della Regina, il gioiello che premia la pole position del GP di Monza

Negli ultimi due anni è assurto agli onori della cronaca per l’Anello della Regina, il gioiello ispirato alla Corona Ferrea di Teodolinda con cui, dal 2024, viene premiato il pilota che conquista la pole position al Gran Premio di Formula 1 di Monza. Ma il mondo di Guido Guzzi, artigiano orafo brianzolo che il prossimo anno taglierà il traguardo dei cinquant’anni di attività, è in realtà molto più ampio e affascinante di quanto raccontino i riflettori della Formula 1.

Amato da chi cerca pezzi unici, realizzati con rigore artigianale, una ricerca maniacale delle materie prime e una creatività autenticamente artistica, Guzzi è uno dei segreti meglio custoditi di una Brianza che continua a essere culla di design, manifattura e cultura del bello. La sua attenzione per i materiali lo porta a viaggiare nei Paesi di origine delle gemme, per selezionare le pietre più pure e verificare di persona che dietro a quella bellezza non si nascondano sfruttamento umano o filiere opache. Nel suo laboratorio il tempo ha un valore diverso: per realizzare un singolo gioiello possono essere necessarie anche due settimane di lavoro, tra progettazione, costruzione, incisioni e finiture.

La vocazione scoperta in bottega

La sua storia inizia nel 1976, quando, finite le scuole medie, va “a bottega” in un laboratorio orafo di Villasanta, paese affacciato sul Parco di Monza di cui Guzzi è originario. Doveva essere un lavoretto estivo, si trasforma in una vocazione.
“Ho capito subito che quello era il mio mondo: precisione, concentrazione, manualità. Non c’è scuola che valga una bottega”, ricorda. Da lì in poi è un crescendo: appresi i primi segreti del mestiere, affina la tecnica a Valenza Po, capitale dell’oreficeria italiana.

Nel 1986 apre il suo primo laboratorio a Monza, negli anni in cui regalare un gioiello è ancora un gesto sociale irrinunciabile. “All’inizio producevo molto conto terzi, poi ho capito che ciò che desideravo davvero era lavorare solo per clienti privati, con il mio nome e le mie scelte estetiche, senza vincoli di produzione se non il gusto del cliente”, racconta. 

La “sartoria” del gioiello

È così che, all’inizio degli anni Duemila, dopo l’apertura di un piccolo laboratorio a Villasanta, inizia a concentrarsi sulla produzione diretta fino al lancio del marchio Guido Guzzi. Oggi quel laboratorio è cresciuto ed è diventato una piccola officina dell’eccellenza, una sorta di sartoria del gioiello dove ogni creazione nasce dalle mani e dall’esperienza, non da stampi industriali. Con Guzzi lavorano due maestri orafi: Luca, specializzato nella costruzione e nella micromeccanica dei gioielli, e Ilaria, incisore a bulino, responsabile delle finiture più delicate, comprese le incisioni interne degli anelli destinati ai piloti di Formula 1. Accanto a loro ci sono Carolina, la figlia, gemmologa come lui, e Martina, che segue clienti, certificazioni e organizzazione.
“Un laboratorio vive delle mani che lo abitano. Senza artigiani veri la tecnologia non basta”, spiega. 

Pur difendendo la manualità più pura, Guzzi ha integrato nel tempo le tecnologie più avanzate: progettazione 3D, laser, scanner per pietre e microscopi professionali.

Nel suo laboratorio passa un’umanità sorprendentemente eterogenea: imprenditori noti, qualche volto della televisione, clienti internazionali, collezionisti e appassionati. Ma anche persone comuni, che preferiscono un pezzo originale, fatto a mano, al gioiello industriale dei grandi brand. “C’è chi potrebbe comprare in Montenapoleone e invece viene qui. Perché vuole qualcosa di unico, pensato per lui. È un rapporto di fiducia, non di esibizione”.

Guido Guzzi racconta la storia di Monza ai piloti più veloci del mondo

È la stessa filosofia che ha guidato la nascita dell’Anello della Regina, oggi piccolo oggetto di culto nel paddock della Formula 1: un trofeo simbolico per la pole position monzese che reinterpreta forme, colori e materiali della Corona Ferrea. Un anello in oro e pietre preziose che racconta la storia di Monza ai piloti più veloci del mondo.
“Non volevo un trofeo da teca: doveva essere un gioiello vero”. E così è stato: prima Lando Norris, poi Max Verstappen lo hanno ricevuto e indossato, celebrando non solo una pole position ma anche un’eccellenza dell’artigianato brianzolo.

Sessantatre anni, mezzo secolo di lavoro alle spalle, Guzzi resta fedele al desiderio di creare arte e bellezza. “Il mio sogno è lavorare sempre al meglio, con i materiali migliori”. Farlo lontano dalle vetrine scintillanti del lusso globalizzato dimostra che l’eccellenza italiana non ha bisogno di clamore: brilla da sola.

Libero Quotidiano, 13 dicembre 2025

Leggi le storie di altri Geni Lombardi

RELATED ARTICLES
- Advertisment -

Most Popular

Recent Comments