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Inox & Inox porta le cucine italiane nei ristoranti stellati del mondo

Dal mondo agricolo alle cucine degli stellati Michelin: Inox & Inox è la manifattura italiana che ha conquistato la ristorazione globale con qualità, design e un pizzico di intelligenza artificiale

Tra le loro creazioni ci sono alcune delle cucine professionali più prestigiose del pianeta. Da quella di Massimiliano Alajmo a Le Calandre, a quella dei fratelli Cerea a Da Vittorio Lab – entrambi tre stelle Michelin – ma anche quella del ristorante milanese di Alessandro Borghese, delle Trump Tower di Baku e delle Galeries Lafayette di Parigi. L’acciaio di Inox & Inox, realtà specializzata nella progettazione e realizzazione di cucine professionali per la ristorazione, gli hotel e il mondo catering, è ovunque serva coniugare funzionalità, bellezza e precisione.

Tutto nasce da una storia ormai molto lontana, che affonda le radici nei primi decenni del secolo scorso, quando il nonno di Brando Casonato, amministratore delegato di questa realtà con headquarter a Milano e produzione in Veneto, nella cosiddetta Inox Valley, produceva articoli in ferro per il comparto agricolo e vinicolo. Poi, negli anni Ottanta, l’azienda ha spostato il proprio focus nel comparto dell’itticoltura, prima di cambiare ulteriormente specializzazione e focalizzarsi sul mondo del vino.
“Negli anni Novanta lavoravamo di fatto sei mesi in Italia e sei nell’emisfero Sud, tra Australia, Sudafrica e Argentina, seguendo i ritmi della vendemmia e della lavorazione del vino”, spiega il Ceo. Poi, nei primi anni 2000, arriva la svolta inattesa: durante un viaggio in Malesia, Casonato scopre quasi per caso il settore delle cucine professionali: “Mi resi conto che si trattava di un comparto globale, con margini di crescita enormi. Così, insieme ai miei figli, decidemmo di fondare Inox & Inox, un’azienda che fosse internazionale sin dal primo giorno”.

Inox & Inox porta il made in Italy nel mercato globale

Il debutto ufficiale arriva nel 2007, con i primi contratti per Fincantieri e per importanti residenze private. Poi, sono arrivate rapidamente le collaborazioni con i grandi nomi dell’alta ristorazione e dell’hotellerie di lusso. “Abbiamo superato indenni la crisi del 2008 perché eravamo già presenti in diversi Paesi”, racconta Casonato. “Oggi produciamo internamente circa l’80% delle componenti e impieghiamo oltre 220 persone. All’incirca il 60-70% del nostro fatturato arriva dall’estero. Oltre all’Europa siamo negli Stati Uniti, in Africa, in Sudamerica e in Asia. Siamo cresciuti non solo per volumi, ma anche per integrazione produttiva: ogni passaggio, dall’acciaio alla finitura, è interno”.

Il quartier generale di Milano è il cervello strategico e creativo dell’azienda, che è il riferimento del settore a livello nazionale, mentre la parte produttiva pulsa in provincia di Treviso, dove si lavorano e si assemblano gli acciai. “Milano è la nostra interfaccia con il mondo”, spiega Paolo De Angelis, General manager dell’azienda. “Qui gestiamo la finanza, i rapporti con istituzioni e clienti, ma anche la ricerca e sviluppo. Stiamo lavorando con un gruppo coreano su un progetto che cambierà il modo di concepire la cucina professionale, rendendola più intelligente, sicura e sostenibile”.

L’intelligenza artificiale entra in cucina come sous-chef

Il futuro, per Inox & Inox, è infatti già in cantiere: cucine a induzione controllate dall’intelligenza artificiale, in grado di garantire precisione assoluta nella cottura e di ridurre i rischi per chi lavora.
“Il sistema a induzione, abbinato all’AI, permetterà di cuocere in modo perfetto e replicabile, ottimizzando tempi, temperature e risorse”, spiega Casonato. “Le grandi ghost kitchen, i centri di cottura dedicati alla ristorazione di catena, potranno mantenere standard elevatissimi. L’intelligenza artificiale sarà il prossimo sous-chef”.

L’azienda, che serve venti Paesi, è impegnata per cercare di avere maggior penetrazione all’estero e in particolare a Dubai, in Germania, Grecia, Francia e Slovenia, con hub logistici e commerciali pensati per essere più vicini ai clienti. “Ogni Paese ha le sue regole, le proprie abitudini e perfino una diversa concezione dello spazio in cucina”, sottolinea Casonato. “Per questo ogni nostro progetto è su misura, ogni cucina è un prodotto unico composto da 4 mila pezzi diversi e frutto di un dialogo tra cultura gastronomica e ingegneria”. 

Una visione che resta profondamente italiana. “In Francia e Germania il tessuto artigiano è quasi scomparso” osserva l’amministratore delegato. “Noi vogliamo preservare quella cultura del fare che in Italia resiste e si rinnova. Il nostro mestiere è costruire cucine, sì, ma anche un modo di vivere e lavorare basato sulla passione e sulla bellezza. È questo, in fondo, il vero made in Italy”.

Libero Quotidiano, 25 ottobre 2025

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