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Valente, la fabbrica delle rotaie che tiene in moto il mondo

Valente, dal tunnel sotto la Manica ai porti commerciali di mezzo pianeta: come una piccola impresa di Lainate, grazie alla visione di Alberto Menoncello, è diventata leader in una nicchia strategica dell’economia reale

Le loro rotaie speciali sono state utilizzate nel tunnel sotto la Manica, per le metropolitane di Dubai e di Milano, in decine di miniere in tutto il mondo e nei sistemi di trasporto merci di tantissimi porti commerciali. Pochi la conoscono fuori dal settore, ma Valente S.p.A., con sede a Lainate, alle porte di Milano, è una di quelle imprese silenziose che tengono in moto l’economia reale. 

Specializzata in sistemi di movimentazione su rotaia, l’azienda è tra i leader in Europa nel suo settore. Affonda le radici in una storia centenaria e continua a crescere, con un fatturato che nel 2025 è previsto tra i 13 e i 15 milioni di euro. Una crescita che sorprende, se si guarda da dove era partita trent’anni fa. All’inizio degli anni ’90, infatti, Valente era sull’orlo della chiusura. Azienda familiare, fondata nel 1919 ma attiva già prima come “Ditta Vincenzo Valente” – il cui fondatore si definiva con orgoglio “Industriale Napoletano Mai Fallito” – stava lentamente spegnendosi.

La scommessa (vinta) di Alberto Menoncello

A risollevarla è stato un uomo che, fino a quel momento, non aveva mai lavorato nell’industria pesante. Alberto Menoncello, laurea alla Bocconi, master a Harvard, carriera nel mondo della finanza, è entrato in contatto con Valente per caso. “Un collega mi chiese se conoscevo qualcuno interessato ad acquistare questa vecchia società e io, dopo aver guardato i numeri, decisi di rilevarla”.

L’idea iniziale era quella di smembrarla, rivendere gli asset e ricavarne un buon profitto. Ma le cose hanno preso un’altra piega. “Quando ho visto i clienti – grandi imprese di costruzione, anche miei clienti in ambito finanziario – e ho capito che c’era ancora fiducia nel marchio, ho deciso di provarci. Mi ci sono messo sul serio, e nel giro di sei mesi la società ha ricominciato a funzionare”.

La rinascita è avvenuta senza proclami. Menoncello ha iniziato a investire dove serviva, ha riorganizzato i processi produttivi, ha lavorato sul capitale umano, valorizzando le risorse interne, e ha ricostruito la rete di fornitori e clienti. Di fronte alla concorrenza dei prodotti in acciaio a costo iper competitivo provenienti dall’Asia, ha deciso di specializzarsi in una serie di nicchie ad alto valore aggiunto, e in sistemi prodotti su misura.

Valente ha scelto di specializzarsi per sopravvivere

Ha lasciato progressivamente il settore ferroviario tradizionale – dominato da colossi e da logiche di prezzo insostenibili per una piccola realtà – e ha scelto una strada diversa: concentrarsi sulle rotaie per impianti di sollevamento, soprattutto nei porti commerciali. “È una nicchia mondiale strategica”, spiega Menoncello”. L’80-90% del traffico globale viaggia via mare. E ogni porto ha gru che scorrono su rotaie”.

Oggi Valente è presente in una cinquantina di Paesi: dai mercati europei tradizionali – Germania, Francia, Spagna, Est Europa – fino al Brasile, al Perù, al Marocco, all’Algeria, al Kuwait e all’Arabia Saudita. Un’azienda snella, con 25 dipendenti, ma con una reputazione solida in un settore difficile da scalare.

Competenza che significa anche capacità di dare supporto tecnico, rispondere in tempi rapidi. È ciò che Valente offre, mentre altri faticano ad adattarsi ai ritmi e alle richieste specifiche di questo mercato. “Il just in time qui non funziona. Serve esperienza, magazzino, reattività. E un certo grado di flessibilità, che i grandi gruppi spesso non hanno”.

Dall’IA in produzione all’autonomia energetica

Non solo. Perché pur essendo un’azienda ultracentenaria e pur operando un un settore maturo, Valente ha uno spirito super innovativo. “Abbiamo iniziato a introdurre sistemi di intelligenza artificiale in alcune fasi produttive e stiamo lavorando per rendersi energeticamente autonomi fino al 95% del nostro fabbisogno”, spiega il presidente. Inoltre, ha sviluppato con il Politecnico di Milano un’applicazione che consente di calcolare in automatico la tipologia di rotaia e di fissaggio più adatta in base al tipo di gru.

D’altra parte, “se Valente è sopravvissuta per più di cent’anni è perché ha saputo evolversi, cosa che è sempre stata nel nostro Dna. La nostra forza non è il prezzo, ma la qualità, la velocità, la relazione con il cliente. Per il futuro la richiesta è destinata a rimanere alta, tra il revival del mining, il recupero delle miniere a fini turistici e lo sviluppo dei traffici commerciali su acqua. Noi ci concentreremo anche sul tunnelling (lo scavo di tunnel) e sulle rotaie per impianti di sollevamento. In un mondo sempre più digitale il nostro rimane un lavoro da old economy, ma finché servirà farlo noi ci saremo”.

Libero Quotidiano, 7 giugno 2025

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