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Da scarti della seta a cosmetici di lusso: l’innovazione di J.AND.C.

L’intuizione di Giada Mieli nel distretto serico comasco ha trasformato la sericina, proteina eliminata durante la lavorazione della seta, in un ingrediente esclusivo per una linea cosmetica presente oggi in Italia e nel mondo

Recuperare uno scarto industriale trasformandolo in un ingrediente unico e prezioso. E, restituire valore a una tradizione – quella della seta comasca – che per oltre un secolo ha rappresentato una delle eccellenze manifatturiere europee. È da qui che prende forma una storia industriale che intreccia innovazione, identità territoriale e capacità di visione, e che ha dato vita a una nuova filiera ad alto valore aggiunto nel cuore del distretto lariano.

Tutto nasce dall’intuizione di Giada Mieli, fondatrice di J.AND.C. Cosmetici, che ha pensato di trasformare una proteina della seta per anni eliminata durante la lavorazione in una materia prima esclusiva per una linea cosmetica di fascia alta. Oggi quei prodotti sono presenti in Italia e all’estero, dalle farmacie all’Istituto Europeo di Oncologia fino agli hotel extra lusso del Lago di Como, in una nicchia di mercato nella quale il brand opera di fatto in esclusiva. L’azienda, nata come una sorta di spin off della Tintoria Pecco & Malinverno, è infatti l’unica al mondo a produrre cosmetici con sericina integra.

Da scarti della seta a cosmetici di lusso: l’innovazione di J.AND.C.

La sericina, il “collante” naturale della seta

È proprio questa proteina – la sericina, che nel bozzolo tiene unite le fibre della seta – il fulcro dell’intero progetto. Nella lavorazione tradizionale viene rimossa e per lungo tempo è stata considerata poco più che uno scarto. Giada ne ha riconosciuto il potenziale, costruendole attorno una nuova proposta che ne valorizza le caratteristiche: la sericina è naturalmente biocompatibile, ha proprietà idratanti e lenitive, aiuta a mantenere l’elasticità della pelle ed è particolarmente adatta anche a pelli sensibili o sottoposte a trattamenti intensivi.

“Noi siamo gli unici ad avere il macchinario per recuperare la sericina direttamente dal filo di seta”, spiega Giada. “Quel macchinario non esisteva: è stato sviluppato apposta per noi partendo da un’intuizione di mio padre e mio zio, diventando poi il nostro principale vantaggio competitivo”.

Dalle saponette vendute una a una alla nicchia globale

Da questa innovazione nasce, alla fine degli anni Novanta, la linea J.AND.C. Il primo prodotto è un sapone artigianale con il 3% di sericina: una concentrazione così elevata da essere inizialmente rifiutata dal produttore incaricato. “Ho pagato in anticipo tremila saponette e me le sono portate a casa, senza una vera strategia commerciale, ma con la convinzione di avere tra le mani qualcosa di speciale”.

I primi anni sono fatti di piccoli numeri, crescita lenta e una costruzione paziente del mercato. Giada presenta personalmente i prodotti, farmacia per farmacia, lasciando che sia l’esperienza diretta a parlare. Ed è proprio da lì che arrivano i primi segnali concreti. “Molti pazienti ci dicevano che, dopo l’utilizzo, la pelle appariva più luminosa, più viva, e che una serie di problemi si risolvevano senza usare altro. Sono stati questi riscontri a farci capire il valore  di ciò che stavamo facendo”, racconta.

La conferma scientifica arriva dal Giappone

La conferma scientifica arriva nel 2006, quando un campione di sericina viene analizzato all’Università di Tokyo insieme ad altri provenienti da diversi Paesi. Il risultato è netto: quello prodotto a Como è l’unico a mantenere la struttura molecolare integra. Un passaggio chiave, che consolida il posizionamento dell’azienda e rafforza il legame tra tradizione manifatturiera e ricerca.

Negli anni la gamma si amplia fino a superare le venti referenze, tra creme viso, sieri, trattamenti per capelli e prodotti per il corpo. La crescita si sviluppa in modo selettivo, puntando su qualità e coerenza più che sui volumi, con una presenza internazionale che oggi tocca Europa, Stati Uniti e Giappone.

Materia prima, filiera corta e identità territoriale: il valore della coerenza

Il vero asset resta però la materia prima e il processo che la rende possibile. Un modello che unisce filiera corta, controllo diretto e radicamento territoriale, trasformando un limite – lo scarto – in un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.
“Questo prodotto non lo fa nessuno al mondo”, sintetizza Giada. “Ed è questo il nostro vero valore”.

Nel tempo non sono mancate opportunità di crescita più rapida, anche attraverso l’ingresso di capitali esterni. Ma la scelta è stata quella di mantenere indipendenza e coerenza. “Non è solo un’azienda, è una creatura che ho visto nascere. Voglio che resti fedele a una linea etica e sostenibile”.

In un settore come quello della cosmetica, sempre più affollato e standardizzato, J.AND.C. ha costruito il proprio posizionamento su una combinazione rara: unicità della materia prima, controllo della filiera e identità territoriale. Perché a volte basta cambiare prospettiva per comprendere il valore di quello che si ha. 

Libero Quotidiano, 21 marzo 2026

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