Menù stellati, grigliate domestiche, cascine autentiche e colombe d’autore: il meglio della città e dintorni per il pranzo di chi sceglie di restare. Dalla leggiadria veneta veneta di Canzian alla super colomba di Ciacco
Pasqua con chi vuoi. Ma chi resta a Milano, la tavola non delude. Anzi. La città, ormai abituata ai grandi eventi e a una clientela sempre più esigente, risponde con un’offerta ampia e trasversale: dallo stellato alla trattoria ruspante, dal menu di mare a quello tradizionale, fino alle formule da portare a casa. E poi il fuoriporta, che completa il quadro senza allontanarsi troppo. Sette (più una) proposte, diverse tra loro ma con un punto in comune: la voglia di riportare al centro il pranzo di festa, quello condiviso, senza fretta, dove conta stare a tavola più che stupire.

Per chi fa Pasqua a Milano
Da Daniel Canzian Ristorante (via Castelfidardo angolo San Marco) la Pasqua è misura e identità. Il percorso parte dalla cicchetteria veneta e si muove tra torta pasqualina, tortelli di ortiche con asparagi e scampi, fino allo scorfano o al vitello alla Orloff. Piatti nitidi, stagionali, costruiti senza forzature, dove ogni elemento resta riconoscibile e leggibile. La cucina di Canzian lavora sulla sottrazione, evitando eccessi e puntando su equilibrio e precisione. Il finale, tra torta Margarita al rabarbaro e colomba alle albicocche, chiude con coerenza un percorso lineare. Prezzo 120 euro.
Dentro l’hotel Casa Baglioni c’è lo stellato Sadler (via dell’Annunciata 14) dove la firma quella di Claudio Sadler, mentre da qualche mese la cucina è in mano al talentuoso executive chef Giacomo Lovato. Il menu di Pasqua è un percorso di cinque portate che lavora sulla stagione: carciofo e scampetti, uovo morbido con asparagi, raviolo di magro fave e piselli, cosciotto d’agnello arrosto e colomba con crema al mascarpone. Alta cucina leggibile, elegante ma senza rigidità. Prezzo 110 euro.
Per chi cerca il mare in città A’Riccione (via Taramelli 70) resta un porto sicuro in cui approdare. Cannolo di tonno, tartare di ricciola, catalana di crostacei e ostriche aprono un percorso ricco che prosegue con ravioli di rana pescatrice e rombo. Non manca l’agnello, a ricordare la tradizione, così come la colomba di Fiasconaro. Sequenza ampia, materia prima protagonista, servizio rodato.
Per gli amanti della carne, il Mannarino (via Carlo Tenca 12) è una scelta pratica, accessibile e domestica. Niente menù al tavolo, ma box pensate per essere condivise e grigliate a casa o al parco: carrè di agnello alle erbe, bombette, polpette, salumi e contorni. Per Pasquetta entra in scena la fassona, costine, girelle di scamone e caciocavallo e zampina (salsiccia) pugliese. Un modo semplice per portare la macelleria a casa senza rinunciare alla qualità.
Pasqua “come una volta” alla storica Trattoria Casottel (Via Fabio Massimo 25), un luogo di campagna ancora dentro Milano. Cascina, giardino, tavolate lunghe e un menù che segue la tradizione lombarda senza deviazioni: salumi, uova ripiene, lasagne al pesto, ravioli di borragine, capretto e vitello tonnato. Chiusura con colomba e spumante. Qui il tempo rallenta e il pranzo qui diventa un rito identitario.

Pasqua fuori porta
Per chi preferisce andare oltre il girone della circonvallazione, un paio di indirizzi fuori porta, ma comunque prossimi alla città. A Morimondo c’è il Filo di Grano (Corte dei Cistercensi 6) dove la famiglia Corti lavora su stagionalità e filiera corta. Il menu attraversa salumi, mondeghili, baccalà, risotto al cavolfiore, fino al capretto o all’ombrina. Cucina è di materia agricola e territoriale, ma è precisa, con un equilibrio tra tradizione e lettura contemporanea. E soprattutto resta sempre godibile e comprensibile. Prezzo 70 euro.
Non molto distante, a Gaggiano l’affascinante ristorante in cascina La Bettolina (Strada Statale Nuova Vigevanese 4) ha un menù a formula più libera. Il patron Alessandro Totaro propone quattro portate a scelta tra antipasti, primi e secondi che spaziano dai mondeghili al cervo marinato, dai cappellacci all’agnello. Ingredienti selezionati, tecnica solida e un’impostazione conviviale che si adatta al ritmo della festa. Prezzo 80 euro.
Infine la colomba, che resta il vero simbolo del periodo pasquale. Il re dei lievitati Stefano Guizzetti in arte Ciacco (via Spadari 13) ha realizzato una colomba in collaborazione con il ristorante Sea Signora: doppio impasto, lievito madre e una lunga lavorazione. Qui la tradizione viene spostata di qualche grado, con l’ingresso dello zatar (mix di erbe mediorientali) e del limone fermentato, che danno note più tese e aromatiche, senza coprire la struttura del lievitato. Il cioccolato Ecuador completa il bellezza il profilo. Prezzo 50 euro.
Libero Quotidiano, 31 marzo 2026
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