I successi per critica e pubblico e l’hype olimpico si affiancano a chiusure celebri, a sottolineare le fragilità del settore della ristorazione
Milano pattina veloce e la Lombardia le tiene il passo, con discese ardite e acrobazie sulla neve. Dalla Madonnina alle montagne olimpiche, la regione sta vivendo un lungo periodo di hype. Code ai tavoli, pop up strapieni, menù dei ristoranti tradotti in più lingue.
Il desiderio globale è semplice: chi viene qui vuole assaggiare e instagrammare le icone gastronomiche locali. Dal cappuccino all’espresso, dal risotto giallo ai pizzoccheri alla cotoletta. È questa la fotografia di uno sprint iniziato con Expo e culminato con le Olimpiadi attuali.
Anche la più prestigiosa guida gastronomica si è accorta della crescita regionale. Negli ultimi anni la Michelin ha rimpolpato progressivamente la lista d’oro dei locali top del nostro territorio. La Lombardia è arrivata ad essere la prima regione d’Italia per numero di stellati (64) e anche la prima per nuovi ingressi nell’ultima edizione. Sono quattro i nuovi indirizzi, Procaccini e Abba a Milano città, Olio appena fuori (a Origgio) e Senso Lake Garda di Alfio Ghezzi a Limone sul Garda. Il capoluogo e il suo hinterland sfoggiano numeri da prima della classe: un tre stelle, quattro bistellati e sedici mono-stellati. Senza contare il successo che pubblico, critica e jet set internazionale hanno attribuito a indirizzi (non stellati) come Trippa di Diego Rossi, Ratanà di Cesare Battisti e Sandì di Santosuosso e Mollica.
Le luci però inevitabilmente generano ombre: nemmeno lo sfavillante inverno olimpico è riuscito a impedire una concentrazione di stop e ripensamenti nella ristorazione-bene della Lombardia, che fa notizia proprio perché arriva in piena stagione di entusiasmo.


Le luci che si spengono
Quasi in contemporanea hanno annunciato lo stop il Circolino di Monza e Lido 84 a Gardone Riviera. Il primo, unico stellato monzese dal 2024, aveva in cucina Lorenzo Sacchi e la consulenza di Claudio Sadler. La proprietà del ristorante brianzolo ha comunicato improvvisamente una “pausa” per riorganizzazione aziendale, una necessità condivisa con lo staff. Per lo chef Sacchi si è trattato invece di una decisione unilaterale della proprietà. E il top chef Sadler? Si è chiamato fuori ed è uscito dalla compagine societaria.
Sul Garda, invece, il 22 marzo 2026 sarà l’ultimo servizio di Lido 84. Una sola stella Michelin ma una fama ben superiore, visto che da anni il locale è al vertice della classifica dei “50 Best” italiani, con piatti simbolo come i rigatoni cacio e pepe in vescica. Nessun conflitto ma una scelta descritta come serena e l’attenzione ai tanti ragazzi passati in brigata.
A Milano, nel frattempo, si è spenta inaspettatamente anche una luce più semplice e giovane: Lafa, un (ottimo) ristorante di cucina mediorientale, aperto dal navigato imprenditore Hippolyte Vautrin, già fondatore di Røst e Kanpai e consulente del progetto gastronomico di Certosa District. L’idea era fare del cibo di qualità un tassello della riqualificazione del quartiere. Ma la chiusura ha suonato come un campanello: senza un equilibrio solido anche i progetti più innovativi possono risultare fragili.
Vendite e cambiamenti nella ristorazione Lombarda
Nei mesi scorsi c’era stata un’altra chiusura eccellente. L’ex stellata Viviana Varese ha salutato per sempre la sua creatura in via Melzo. La licenza di Polpo è stata venduta, ma la chef ha descritto comunque un periodo duro, con una clientela di fascia media in grande sofferenza.
Andando una manciata di chilometri a sud, nel lodigiano, la stessa pressione si è tradotta non in una serrata definitiva, ma in un cambio di filosofia. La Coldana a Lodi non ha chiuso, ma ha comunicato di rinunciare alla (sudata) stella Michelin per intraprendere un percorso di ritorno alle origini, con una cucina più semplice e accessibile, piatti più leggibili e tono più conviviale.
Il quadro scintillante non cancella quindi le tinte fosche. Visto con lucidità e sufficiente distacco, le ombre non negano il boom maturato negli anni del comparto food di Milano e Lombardia. Ma lo completano. E in una regione che vince premi e ospita il mondo, tenere accese le luci è diventato il lavoro più complicato. Milano pattina, sempre più veloce. Ma, attenzione: il ghiaccio non perdona.
Leggi anche La cartolina gastronomica del 2025 in diciotto ristoranti



