Un racconto tra Milano e fuoriporta di osterie e cucine d’autore che hanno lasciato il segno.
Nell’anno che se ne sta andando a Milano e fuoriporta si è mangiato molto, spesso bene, qualche volta benissimo. Abbiamo voluto appuntare una ventina di situazioni, a mo’ di album dei ricordi. Fotografie gastronomiche da conservare, non certo nell’idea di classificare o certificare “il meglio”.
Quello che segue è il racconto di un anno passato a tavola, attraversando la città e brandelli di Lombardia, alla scoperta di ristoranti, osterie popolari, botteghe artigiane, cucine d’autore, location stellate. Luoghi diversi per stile, prezzo e ambizione, ma accomunati da almeno un elemento capace di lasciare traccia, di rimanere impresso nella memoria: un piatto, un’idea, un gesto, un’atmosfera. Ecco il resoconto scritto di questo percorso che, per evitare l’effetto graduatoria, è rigorosamente in ordine alfabetico.
Ristoranti #
28 Posti, sui Navigli, potrebbe lasciarsi trascinare dalla movida. Ma fa l’opposto. È una piccola bomboniera che fa una cucina attenta, con tecnica e fantasia, elementi fusion e ardite fermentazioni.
Ristoranti A-J
Abba, dello chef patron Fabio Abbattista,prende la stella dopo poco più di un anno. Di lui rimane impresso il coraggio di investire in una zona ancora in piena periferia. Un ristorante minimal chic, proposte alte e richiami pugliesi, una cucina a vista affascinante e teatrale.
Alba Pasta Bar è una micro sorpresa dentro il mercato comunale Isola: tre posti a sedere, ambiente popolare e dna da alta cucina, diretta da Francesco Brasile e Tommaso Sorgentone. Davvero bravi.
Alchimia, Alberto Tasinato dopo la perdita della stella, ha rilanciato con caparbietà e ottimismo: la sua cucina, sempre aperta, vola: identità ritrovata, risultati solidi, un risotto Milano Tokyo da favola.
Bassano a Madignano resta una delle ultime vere trattorie della campagna cremasca. Lui, burbero e meticoloso, mette in scena cucina del cuore che riporta alla luce sapori e sapienze ormai dimenticati.
La Bettolina di Gaggiano è un grande esempio imprenditoriale: Alessandro Totaro ha recuperato magistralmente una storica cascina, ne ha fatto un ristorante di atmosfera, cocktail bar, giardino e una cucina tradizionale che parla il linguaggio di oggi.
La Brioschina, di Pier Tateo, è ristorazione d’altri tempi: cucina milanese e lombarda profonda, impeccabile. E in più fa un risotto pavese dedicato a Gianni Brera che, da solo, vale il viaggio.
Canzian, dell’omonimo chef, è una bomboniera senza stelle. Ma che continua dopo anni a colpire per precisione, eleganza e misura, unendo grazia e leggiadria veneta e pragmaticità lombarda.
Ciacco, del tecnologo alimentare Stefano Guizzetti, è un mix tra il laboratorio di uno scienziato e l’atelier di un artista: il giovane bergamasco, creativo e umile, firma gelati superiori e un panettone tra i migliori d’Italia.
Crosta, ovvero la prova che “si può vivere di solo pane”. Perché quello del forno di Giovanni Mineo è davvero unico, in particolare il suo pane Eretico di antichi grani siculi: una bomba.
La Cristalleria in zona Sarpi ha rivoluzionatoil concetto di panino: Andrea Cantisani senza investitori, solo idee chiare, ha scelto un grande pan de cristal e materie prime di altissima qualità. E il successo è stato immediato.
Ristoranti K-Z
Kanton, grande ristorante orientale di provincia. Zhu, il brillante patron cino-orobico, ha scelto Capriate per propone una grande cucina cinese, tradizionale e fatta sul serio.
Sempre in provincia, ma a Rho, c’è La Cucina. È la creazione di Gaetano Marinaccio, cuoco autodidatta, da un lustro dimostra che si può fare grande ristorazione anche senza un background stellato.
MoS, sul Garda, lavora controcorrente alla classica proposta turistica: cucina di territorio stravolta e ricomposta, futuristica e insieme radicata. Lo chef è Stefano Zanini, giovane che arriverà in alto.
Remulass, di Federica Fabi, ha il coraggio discegliere una cucina prevalentemente vegetale, delicata e personale, molto godibile. Qui si sta davvero bene.
Il Ronchettino di Francesco Angelillo alza ulteriormente il livello della sua cucina (100% milanese) con l’arrivo del giovane chef Eshak Nakhla capace di dare nuova energia e tanta qualità.
Rovello, di Michele De Liguoro, anche nella nuova sede in zona corso Genova si conferma una bomba ad orologeria, capace di far stare insieme una vivacità esplosiva e una precisione cronometrica, servendo anche uno dei migliori risotti della città.
E infine Varrone, che chiude il racconto e l’anno con la sua grande cucina di carne della coppia Minutelli&Melillo: tagli spettacolari, cotture perfette, rossi da sogno. Strepitoso.
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